medicina

La Comunicazione in ambito medico

Le forme della comunicazione istituzionale

Sotto l’etichetta di “comunicazione istituzionale” rientrano tutte quelle forme di comunicazione, orali e scritte, che riguardano le istituzioni e i cittadini. La complessità linguistica che spesso caratterizza testi e interazioni istituzionali fa sì che molti cittadini, che per varie ragioni hanno problemi di comprensione (ad esempio, persone con disabilità, con basso livello di acculturazione, con italiano L2), si sentano esclusi. La mancanza di accessibilità linguistica risulta quindi un fattore di esclusione sociale. La riduzione di accessibilità è anche determinata dal fatto che lo specialista proietta una propria “visione professionale” su ciò che comunica (Goodwin, 1994; Orletti, 2000).

Il tema della semplificazione linguistica del linguaggio istituzionale è stato al centro del dibattito con lo sviluppo del movimento del plain language, sviluppatosi prima negli Stati Uniti e poi in Europa negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, che ha proposto l’adozione da parte delle istituzioni di un linguaggio chiaro, comprensibile e accessibile a un ampio pubblico. In Italia è necessario menzionare il ruolo del Vocabolario di base di Tullio De Mauro (1980) che ha aperto una stagione, iniziata a partire dagli anni ’90 del ‘900,  di interessamento delle istituzioni a una comunicazione efficace con il cittadino.

Rientra a pieno titolo all’interno delle forme di comunicazione istituzionale quella di ambito medico. La trasmissione di informazioni in ambito sanitario avvengono spesso con un linguaggio complesso e ai limiti della piena accessibilità.

La lingua della medicina: una varietà settoriale

Capita spesso di leggere testi inerenti l’ambito medico (ad esempio, un bugiardino) o consultare il proprio medico e di non comprendere pienamente il discorso che viene effettuato. Questo accade essenzialmente perché la lingua adottata risulta oscura per la presenza di tecnicismi, forestierismi, latinismi e per una struttura morfosintattica e testuale complessa (Orletti, Iovino, 2018). Il maggiore aspetto di complessità riguarda proprio il fatto che la lingua è utilizzata in una determinata situazione comunicativa che è riferita a un ambito tematico specifico (Orletti, Dell’Orletta, Iovino, 2016).

In quanto varietà settoriale, la lingua della medicina diventa una vera e propria barriera tra il medico e il paziente, tra l’autorità sanitaria in genere e l’assistito. 

Le principali caratteristiche della lingua della medicina

Cortelazzo (2011) definisce delle categorie, specifiche delle lingue scientifiche, di cui fa parte anche la lingua della medicina, attraverso le quali è possibile ripercorrere brevemente i tratti essenziali e caratterizzanti del gergo medico.

Il primo carattere da analizzare è la precisione che si sviluppa in particolar modo sul piano lessicale. Il ricorso a termini univoci, con la conseguente riduzione di sinonimia e polisemia, è una delle principali caratteristiche di questa varietà settoriale. L’univocità terminologica si ottiene sia attraverso i neologismi e sia con la rideterminazione del significato di parole esistenti e con la formazione di parole per mezzo di processi di derivazione (specializzazione dei suffissi), composizione (si ricorda la presenza di composti neoclassici), prestiti e calchi da lingue antiche e straniere (Orletti, Iovino, 2018). Riguardanti il lessico, i tecnicismi “specifici” e “collaterali” (Serianni, 2005) caratterizzano fortemente il linguaggio della medicina, come tutti i linguaggi settoriali. 

La trattazione dei processi di condensazione e deagentivizzazione permette di effettuare alcune riflessioni su aspetti di natura sintattica e testuale. Per la condensazione, è opportuno ricordare la presenza di aggettivi di relazione, che danno luogo a problemi di interpretazione, essendo ambigui, e di stile nominale. A ciò si possono aggiungere le abbreviazioni. Tutto questo realizza una «significativa brachilogia stilistica»(Orletti, Iovino, 2018, p.39). Per la deagentivizzazione si può osservare con l’impiego di nominalizzazioni, forme nominali e passive di verbi, frasi impersonali, nomi astratti. Brevità non è quindi necessariamente sinonimo di semplicità e accessibilità.

Si ricorda, infine, l’uso della metafora. Alcuni esempi possono essere incudinelabirintobacinocolonna(D’Elios, Lippi, 2012). Nuovi significati si determinano anche attraverso slittamenti metonimici, come, ad esempio, accade per coscia (dal lat. coxa “anca”). 

La stratificazione del lessico della medicina

La lingua della medicina presenta una forte componente greca e latina e, almeno fino al Medioevo, si rintraccia anche un apporto arabo, che poi terminerà con la perdita di prestigio della medicina araba in Europa. La medicina a Roma si sviluppa piuttosto tardi: avviene in sostanza quando i medici greci, a partire dal periodo alessandrino, giungono nella capitale (Orletti, Iovino, 2018). Il greco è stato fondamentale per la composizione e la derivazione (Bellina, 2011). Mazzini (1989) elenca circa 850 componenti greci e latini che possono formare dei neologismi. I latinismi possono essere impiegati come tecnicismi specifici e collaterali (cfr. De Meo, 2005; Mazzini, 2015; Orletti, Iovino, 2018; Serianni, 2005). Inoltre, la presenza di grafie classicheggianti che determinano delle oscillazioni nella grafie testimoniano le radici profonde di queste lingue nella varietà specialistica della medicina.

È rilevante anche la componente francese che poi permetterà l’affermazione di “xenolatinismi” e “xenogrecismi”. Una parola come “cardiologia” proviene dal francese “cardiologie” ed entra in italiano nella seconda metà dell’Ottocento (Orletti, Iovino, 2018).

Per la terminologia relativa alle nuove strumentazioni e tecnologie si fa ricorso all’inglese. Vocaboli come by-pass, pace-maker, pap-test screeninge sigle come PET, TSE SARS sono prestiti non adattati provenienti dall’inglese. Altro aspetto caratterizzante della lingua medica è proprio l’impiego di acronimi e di eponimi per indicare le patologie. 


Riferimenti bibliografici

Bellina M. (2011), Medicina, lingua dellahttps://www.treccani.it/enciclopedia/lingua-della-medicina_%28Enciclopedia-dell%27Italiano%29/(consultato 19 giugno 2021).

Cortelazzo M.A. (2011), Scienza, lingua della, in Enciclopedia dell’italiano, vol 2: M-Z, Istituto della Enciclopedia italiana, Roma, pp. 1281-3. 

D’Elios J.P., Lippi D. (2012), I medici e le parole (http://www.giorgiofontana.net/alessia/unpassoavanti/medicina/I%20medici%20e%20le%20parole.pdf).

De Mauro T. (1980), Guida all’uso di parole. Parlare e scrivere semplice e preciso per capire e farsi capire, Laterza, Roma-Bari.

De Meo C. (2005), Lingue tecniche del latino. Terza edizione aggiornata da Mariella Bonvincini, Pàtron, Bologna. 

Dell’Orletta F., Montemagni S., Venturi G. (2011), READ-IT: Assessing Readability of Italian Texts with a View to Text Simplification, in SLPAT ’ II: Proceedings of the Second Workshop on Speech and Language Processing for Assistive Technologies, Association for Computational Linguistics, Stroudsburg (PA), pp. 73-83. 

Goodwin C. (1994), Professional Vision, in “American Anthropologist”, 96, 3, pp.606-33.

Mazzini I. (1989), Introduzione alla terminologia medica. Decodificazione dei composti e derivati di origine greca e latina, Pàtron, Bologna.

ID. (2015), Greco-latino e inglese nella lingua medica italiana contemporanea: convivenza pacifica o sopraffazione?, in “Lingue antiche e moderne”, 4, pp. 113-31.

Orletti f. (2000), La conversazione diseguale. Potere e interazione, Carocci, Roma. 

Orletti F., Iovino R. (2018), Il parlar chiaro nella comunicazione medica. Tra etica e linguistica, Carocci, Roma. 

Orletti F., Dell’Orletta F., Iovino R. (2016), La leggibilità dei testi di ambito medico rivolti al paziente: il caso dei bugiardini di farmaci senza obbligo di prescrizione medica, in CEUR workshop proceedings, Third Italian Conference on Computational Linguistics (CLiC-it), Napoli, 5-6 dicembre 2016, M. Jeusfeld c/o Redaktion Sun SITE, Informatik V, RWTH Aachen, Aachen, vol. 1749.

Serianni L. (2005), Un treno di sintomi. I medici e le parole. Percorsi linguistici nel passato e nel presente, Garzanti, Milano. 

Franca Orletti

Franca Orletti

Professoressa Onoraria di Glottologia e Linguistica dell’Università degli studi Roma Tre.

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